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Area Sismica, recensione su ALIAS n. 35 – Il Manifesto

Inserto settimanale del Manifesto #35 del 29/08/2020

JAZZTRACK di Flavio Massarutto

«Avevano mille idee/ ed erano tutte buone» canta Blixa Bargeld in Am Landwehrkanal, nel nuovo disco dei suoi Einstürzende Neubauten. Sembra una frase fatta apposta per la Free Music. Nata sull’onda emotiva/politico/esistenziale degli Anni Sessanta e Settanta, è via via rifluita in circoli sempre più ristretti e poi definitivamente estromessa dalla stampa, anche quella specializzata, e dal circuito dei Festival. Certo non aiuta la pretesa superiorità intellettuale, l’automatismo tra forma e contenuto e infine quel tanto di settarismo con la quale spesso viene proposta. Comunque le idee erano e restano buone, specialmente quando vengono proposte con rigore, onestà e talento. Qualità che non mancano alla contrabbassista francese  Joëlle Léandre protagonista con il fisarmonicista connazionale Pascal Contet di un bel concerto registrato a Area Sismica e appena pubblicato dalla ottima etichetta WE INSIST!. “Area Sismica” propone un’ora di musica della più limpida improvvisazione dove si può godere delle continue invenzioni del duo e in particolare della musicista la cui fortissima personalità emerge con forza. La possiamo ascoltare nelle sue energiche galoppate con l’archetto, nella vocalità selvaggiamente corporea, nell’uso magistrale delle dinamiche.

La ritroviamo in un altro disco sempre registrato dal vivo questa volta in Slovenia nel 2018, in occasione della celebrazione dei quaranta anni di carriera del batterista, percussionista e compositore Zlatko Kaučič. Insieme a loro altri due fuoriclasse: il catalano Agustí Fernández al pianoforte e l’inglese Evan Parker al sax tenore. Il disco “a uiš” è pubblicato dalla polacca Not Two, etichetta assai attiva nell’ambito della free music che ha già dedicato al musicista sloveno il sontuoso cofanetto di ben cinque cd “diversity”. Seguendo il credo del fondatore dell’etichetta  Marek Winiarski, il Jubileum Quartet qui documentato è una sorta di Brigata Internazionale dell’improvvisazione con i quattro musicisti perfettamente a loro agio nel dialogare tra loro. Molto ampio è il ventaglio delle soluzioni timbriche, armoniche e ritmiche che i quattro sfornano a getto continuo nel corso di un unico brano senza soluzione di continuità. Il clima è prevalentemente lirico e asciutto, con una ricerca che non forza mai la mano e riesce a sfuggire, con rilassatezza e concentrazione, dalle certezze consolidate e dai clichè sempre in agguato. Buone idee.

Andrea Grossi Blend Orchestra "Four Winds" recensito su THE NEW NOISE