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Andrea Grossi Blench Orchestra “Four Winds” recensito su Jazzitalia

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Gianni Montano per Jazzitalia – Gennaio 2021

Andrea Grossi è un giovane bassista e compositore che, dopo l’esordio con “Lubok 3“, pubblica sempre per la “We insist!” un progetto più ambizioso a capo di un’orchestra di 12 elementi, dedicato ai quattro venti: Borea, Euro, Zephiro e Noto. L’ensemble ha debuttato nel 2017 a ParmaFrontiere, ma, per arrivare all’incisione del disco, ci sono voluti due anni di preparazione e allestimento. Grossi lavora su molti piani, miscelando, “Blend” è il nome della big band infatti, elementi apparentemente eterogenei, assimilandoli con un tipo di scrittura tanto audace quanto ben risolta. Nel cd si riscontrano intenti descrittivi, in ragione della denominazione delle tracce con i nomi dei venti, palesati in pieni orchestrali influenzati dai modelli della musica classica del novecento. Sono unisoni vigorosi che fanno pensare a folate improvvise, a soffi violenti, tali da spazzare via tutto quanto si trova attorno. Accanto al lato classico-contemporaneo si identifica una decisa impronta jazzistica, nel linguaggio dei musicisti e nell’impianto degli stessi brani. A movimentare il dipanarsi di “Four winds” provvede, poi, il timbro duro e distorto della chitarra elettrica di Michele Bonifati che apre squarci di marca heavy metal in un contesto peraltro già policromatico. In certi momenti, ancora, l’orchestra sembra rifarsi allo stile di Leonard Bernstein, posizionato fra il musical e il sinfonico. Insomma il ragazzo ha studiato, può vantare ottime conoscenze in ogni genere e sa “rubare” con abilità qualcosa ai modelli di riferimento.

Grossi, inoltre, non opera sempre con l’organico al completo. Ci sono sequenze in duo, in trio, altre in quartetto e il bassista si ritaglia uno spazio adeguato in “Euro” per uscire in un assolo sfolgorante ed introdurre uno dei migliori capitoli del concept-album, fra l’altro. Tutti gli strumentisti incorporano colori e immaginazioni al suono e all’andamento complessivo della suite, senza distinzioni di sorta. In particolare, però, si segnala un intervento possente e sguaiato il giusto del trombone di Paolo Malacarne in “Xanthos”. Sono ogni volta preziose le punteggiature del clarinetto basso di Nino Locatelli, un valore aggiunto alla formazione. Simone Quatrana, in “Zephiro”, invece, in un’ansa del pezzo, guida un trio canonico, piano-basso-batteria, interpretando il ruolo in maniera libera e inventiva, prima dell’entrata in scena dirompente del sax soprano di Gabriele Fava, altro nome da segnare con un circoletto rosso sull’agenda dei nuovi talenti.

Four Winds” è un album che ci fa apprezzare le notevoli doti di Andrea Grossi, musicista di talento riconosciuto dai suoi maestri “per la capacità di cogliere, sviluppare e proporre idee musicali, il tutto senza perdere l’attenzione alla qualità del suono e alla sperimentazione timbrica” come scrive Bruno Tommaso nelle note di copertina. Non si può, in conclusione, che concordare in tutto e per tutto con lui.

http://www.jazzitalia.net/recensioni/fourwinds.asp#.YBw01JNKhE5

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